Diario di viaggio 2009 – Andata


Sono tornato! Partito a metà giugno dopo tre mesi di navigazione e 1.500 miglia percorse, sono rientrato a Palermo a metà settembre. Tutto è andato bene, il tempo è stato clemente e a parte qualche piccolo problema tecnico e un pò di cattivo tempo nell’ultima parte del viaggio non ci sono state sorprese.
Ho mollato gli ormeggi dal porto di Palermo la mattina presto con destinazione Vulcano. Navigazione a motore e nel tardo pomeriggio do fondo all’ancora nel porto di ponente. Notte tranquilla e la mattina dopo si parte per Reggio Calabria. Sempre emozionante passare lo Stretto di Messina per via del continuo traffico di traghetti e navi che incrociano la mia rotta e per via della corrente che, avendola a favore, spinge la barca alla velocità di 10 nodi! Ormeggio di fianco alla banchina pubblica e dopo avere espletato le formalità con la Guardia Costiera mi concedo un giro in città. Nel frattempo si alza un vento fresco da nord che al’interno del porto genera risacca e rende disagevole l’ormeggio. Dopo aver ballato gran parte della notte, l’indomani salpo alla volta di Roccella Jonica dove arrivo nel pomeriggio. Qualche problema per entrare in porto a causa della draga che libera dalla sabbia l’ingresso, e ormeggio al finger nella zona riservata al transito. Mi fermo un paio di giorni per riposare perchè ancora non ho completamente ritrovato il mio piede marino. So che dovrà passare ancora qualche giorno per ritrovare la perfetta sintonia col mare e con la barca, dopo tutto ho lasciato la vita cittadina e il lavoro d’ufficio soltanto tre giorni fa! Mi riposo, faccio pulizia e soprattutto la sera mangio la meravigliosa pizza al metro tipica della pizzeria all’interno del porto. Nel frattempo il vento da nord si calma così posso partire e affrontare la navigazione nel golfo di Squillace, posto che gode di pessima fama a causa del vento violento che scende dalle montagne e del conseguente mare grosso e confuso che genera, per arrivare a Crotone dove sono atteso da una coppia di amici, Ciro e Gabriella in barca anche loro, con i quali continueremo la navigazione fino a Corfù. Arrivo nel pomeriggio, spinto da un bel vento da sud che nel frattempo è arrivato, faccio carburante e ormeggio al Kroton Yacht Club. L’ormeggio non è dei più comodi perchè entra un pò di risacca ma l’accoglienza è buona e il posto è anche dotato di docce comode con acqua calda. Ci fermiamo lì quattro giorni, in attesa che il tempo si rimetta al bello, visitando la città, il castello e l’ottimo mercato. Il tempo è brutto e la temperatura abbastanza fresca così, facendo finta di essere in clima natalizio, organizziamo una cena a base di … cotechino e lenticchie!! Appena il tempo si rimette al bello salpiamo in direzione di Santa Maria di Leuca. Dopo qualche miglio sento un forte odore di gasolio che proviene dalla sentina. Fermo il motore, ripulisco tutto e cerco la causa. Un bullone di tenuta del circuito di ritorno del gasolio incombusto si è svitato. Lavoro per mezz’ora per riuscire a riavvitarlo e dopo posso riavviare il motore. Verifico che tutto è in ordine e riprendo la navigazione. Arriviamo nel tardo pomeriggio e non troviamo posto al marina così ci ancoriamo davanti il porto e trascorriamo una notte molto movimentata alla fonda. In porto c’è tutta una banchina libera che purtroppo, a causa di una ordinanza della Capitaneria di Porto, non è praticabile pena multa e sequestro dell’imbarcazione. La mattina dopo si parte in direzione di Othoni, l’isola greca più vicina all’Italia. Dopo avere evitato bassi fondali e scogli affioranti diamo fondo nella baia di fronte il paese. Siamo in Grecia! Metto a mare il tender, che da ora in poi sarà molto utilizzato, e andiamo al ristorante per la prima cena greca a base di souvlaki (spiedini di carne di maiale alla griglia), tzatziki (crema di yogurt e cetrioli), e birra mithos. La notte siamo raggiunti da un violento temporale con tanta pioggia che non disturba la tenuta dell’ancora e l’indomani si parte alla volta di Kassiopi dove arriviamo, dopo avere costeggiato la costa nord di Corfù, nel primo pomeriggio. Ormeggio in banchina con l’ancora a prua e le cime a poppa, come da ora in avanti faremo in tutti i porti greci, e facciamo un giro per il paesino. Ci fermiamo due giorni e io approfitto dell’aiuto di Ciro per sistemare il carburatore del piccolo fuoribordo del tender che ha deciso di non fare passare più la benzina. Smontiamo, ripuliamo, rimontiamo e…. funziona!! La mattina dopo, con comodo, salpiamo e ci dirigiamo a Corfù. Navighiamo lungo costa e passiamo a meno di un miglio dalla costa albanese. Superato il promontorio, dove c’è la fortezza che domina la città, ormeggio al NAOK Yacht Club. Elettricità, acqua in abbondanza, wi-fi incluso nel prezzo e soprattutto a due passi dal centro città. Mi fermo tre giorni facendo le grandi pulizie, girando per la città e aspettando degli amici che arriveranno con l’aereo e con i quali navigheremo i prossimi giorni. Scopro purtroppo che il mio pc portatile si è preso un virus che non mi permette di navigare in internet. E così, da ora in poi, per le previsioni meteo mi affiderò ai bollettini che vengono trasmessi sul VHF, molto affidabili e letti in greco e in inglese, e ai numerosi internet point che troverò in giro. La sera tardi arrivano gli amici e la mattina dopo partiamo con destinazione Petriti. Lungo la rotta ci fermiamo a fare il bagno. Subito dopo pranzo mi accorgo che sotto la barca c’è un bel branco di pesci e allora indosso immediatamente pinne e maschera, prendo il fucile subacqueo e vado in acqua. Il branco è formato da una decina di ricciole che nuotano curiose sotto la barca. Prendo la mira e un pesce finisce nel carniere! La cena è assicurata! Più tardi ormeggiamo al porticciolo e la sera mangiamo al ristorante una frittura di sarde che non si dimentica. Il pesce che ho pescato lo mangeremo domani. La mattina dopo ci salutiamo con Ciro e Gabriella, le nostre rotte si dividono ma ci rincontreremo più avanti per fare la navigazione di ritorno insieme. Salpiamo da Petriti e ci dirigiamo verso l’isola di Paxos. Ci fermiamo alla fonda nella rada di Lakka, posto ben protetto con un’acqua limpida e azzurra. La sera andiamo in paese con il tender e troviamo un ristorante (che lì si chiama taverna) che cucina alla brace un maiale delizioso. Tra maiale, pollo, capra,e vitello rigorosamente cucinati allo spiedo sulla griglia, faremo nei prossimi giorni delle cene meravigliose. Costa anche abbastanza poco, bisogna solo evitare di prendere il pesce che costa una cifra veramente eccessiva. Il giorno dopo si va a Gaios, paese principale dell’isola, che ha un porto canale veramente suggestivo. Avevo un po’ di paura di imbarcare un topo, cosa che mi era successa qualche anno fa, ma quest’anno di topi nessuna traccia. Meno male! L’indomani giro di Paxos e Antipaxos (isoletta a sud della principale con delle insenature con acqua cristallina prese d’assalto però da tutte le barche sia private che per turisti) e ritorno a Lakka dove riusciamo a trovare posto in banchina. Il giorno dopo si mollano gli ormeggi destinazione Lefkas. Bella navigazione a vela e nel pomeriggio raggiungiamo l’ingresso del canale che porta alla città. Arriviamo in tempo per l’apertura del ponte girevole e dopo aver fatto carburante ci ormeggiamo al marina. Struttura molto grande, ben organizzata, come poche ce ne sono in Grecia. Poi andiamo a visitare la città che è piena di turisti di tutte le nazionalità, negozi alla moda e un bel corso pedonale. Lasciamo Lefkas destinazione Skorpios. Si tratta dell’isola privata della famiglia Onassis, sulla quale è vietato sbarcare. A differenza di qualche anno fa quando non si poteva neanche ancorare nelle immediate vicinanze, ora è meta delle barche per turisti che fanno fare il bagno nelle limpide acque che la circondano. Ci fermiamo anche noi per un bagno e poi dirigiamo per Port Vathi nell’isola di Meganisi. Ormeggio difficoltoso a causa del fango molle che non permette all’ancora di far presa sul fondo, al terzo tentativo l’ancora tiene e possiamo finalmente scendere a terra. Notte tranquilla e l’indomani costeggiamo la costa ovest di Meganisi fermandoci in una cala solitaria per il bagno e poi nel pomeriggio veleggiamo verso Sivota e diamo fondo all’ancora proprio davanti al paesino. La lunga banchina è tutta occupata dalle barche delle società di charter che qui hanno una delle loro basi. C’è un gran movimento di inglesi che tra bagagli e briefing si preparano alla loro settimana di vela. Lasciamo Sivota al mattino e veleggiamo per doppiare la punta a sud-ovest dell’isola per fare poi rotta verso nord costeggiando l’alta costa scoscesa di Lefkas. Ci fermiamo davanti una spiaggia e sbarchiamo col tender. Al momento di ripartire mi accorgo che l’ancora si è incastrata tra gli scogli e, nonostante i soli 5 metri di profondità ma con soli 20 cm di visibilità, ho necessità di indossare la bombola subacquea per disincagliare l’ancora. Dopo issiamo le vele e dirigiamo verso Fiskardo dove ci fermiamo alla fonda legando due cime a terra. Scendiamo in paese per la solita passeggiata, la cena e un internet point per dare un’occhiata all’evoluzione del tempo. L’indomani salpiamo l’ancora e navighiamo verso Assos, paesino incastonato all’interno di un promontorio su cui svetta una fortezza. Il posto è magnifico e diamo fondo all’interno della piccola insenatura davanti la spiaggia del paese. Purtroppo però, come da previsione, il vento da NW rinfresca e la baia è aperta a Nord. Comincia ad entrare un po’ di risacca che col passare del tempo diventa fastidiosa. Decidiamo di tornare a Fiskardo per la notte e appena usciti dal ridosso veniamo investiti da 25 nodi di vento e da un mare formato che ci fa tribolare per le circa 8 miglia prima di ritrovare il ridosso dell’isola. Ci fermeremo lì per due giorni in attesa che il tempo si rimetta al bello e ne approfittiamo per noleggiare una macchina e girare l’isola di Cefalonia. Poi salpiamo e navighiamo verso Itaca, costeggiamo la costa nord, ci fermiamo per il solito bagno, poi cerchiamo di ormeggiare a Frikes. Dopo esserci fermati in banchina scopriamo che dal largo entrano grosse onde generate dal traffico delle navi, per cui se l’ancora dovesse arare rischieremmo di distruggere la barca sulla banchina. Leviamo gli ormeggi e dirigiamo un po’ più a sud verso Kioni. Non troviamo posto in banchina e così diamo ancora nella baia antistante. C’è ancora vento ma il ridosso è buono e col tender andiamo a visitare il paesino. La mattina dopo costeggiamo l’isola, ci fermiamo in una grande baia piena di spiaggette, ne troviamo una dove non ci sono altre barche e restiamo lì mezza giornata. Poi dirigiamo su Poros dove ormeggiamo in porto. Trascorriamo la serata tra passeggiate e cena in un ristorante dove lavora una ragazza di Catania! Ci svegliamo di buon’ora e navighiamo verso l’isola di Zante. Proviamo ad ancorare nella punta settentrionale dove ci sono delle belle grotte visitabili col tender ma il traffico dei barconi che sfrecciano a tutta velocità trasportando turisti ci fa desistere e decidiamo di costeggiare il lato occidentale fermandoci alla famosa baia del relitto. Quando ci arriviamo troviamo la spiaggia invasa di turisti portati con i soliti barconi, ma dopo un pò fortunatamente se ne vanno quasi tutti e possiamo goderci lo spettacolo con un pò di tranquillità. Sbarchiamo, facciamo tante foto e poi dirigiamo verso Keri, piccolo paese privo di porto praticabile per noi ma con una grande baia dove ancoriamo in 5 metri su sabbia. La useremo come base per i prossimi tre giorni, limitandoci a fare piccole navigazioni in cerca di bei posti per fare il bagno e per nuotare con le tartarughe che sono numerose in questa zona. Poco più a est c’è la famosa spiaggia di Laganas dove depongono le uova. Lasciamo Keri e andiamo nel porto di Zakinthos perchè la mattina dopo i miei amici ripartiranno con l’aereo per l’Italia. Bella città molto turistica dove mi fermo due giorni e ne approfitto per riordinare la barca. Mi sento al telefono con Ciro e ci diamo appuntamento l’indomani a Mesolongi. Salpo di buon mattino e veleggio tutto il giorno in direzione nord-est. La rotta passa vicino ad una secca e così filo la traina e proprio in quella zona prendo il mio primo e unico tonnetto greco. La pesca a traina, che ho praticato per tutto il viaggio, non ha dato i risultati sperati. Nel pomeriggio il vento cala e a motore impegno il lungo canale che porta a Mesolongi, e ormeggio a un pontile del nuovo marina proprio di fianco la barca di Ciro. L’indomani faccio il solito controllo di routine e mi accorgo che la sentina è piena d’acqua. Vuoto tutto con le pompe e cerco la causa. La fuoriuscita dell’acqua avviene dalla pompa di raffreddamento acqua di mare del motore. Contatto il gestore del marina che immediatamente chiama il meccanico il quale smonta la pompa e la porta via. Rimango due giorni in attesa di notizie, poi il meccanico ricompare con la pompa sistemata e mi rapina 400 euro dicendo di aver sostituito tutti i pezzi all’interno. Alla mia richiesta dei vecchi pezzi mi porta alcune cose che nulla hanno a che fare con la mia pompa. Ne nasce una discussione a tre, io il gestore del marina e il meccanico, che mi porta alla conclusione che i due sono d’accordo e che questo prezzo è uguale per tutti a prescindere dal lavoro che viene effettuato. Purtroppo devo pagare quanto richiesto, non ho modo di risolvere il problema con i ricambi a bordo, ma la pubblicità che da allora in avanti ho fatto a questi due signori spero sia stata efficace! Abbandoniamo il marina, passiamo sotto il ponte tra Rio e Antirio, entriamo a dare un’occhiata al minuscolo porto di Nefpaktos (l’antica Lepanto) e ormeggiamo nel pomeriggio all’isola di Trizonia. Restiamo lì tre giorni aspettando il passaggio di una perturbazione facendo tanti bagni nelle due spiaggette dell’isola. Verso sera il tempo migliora e io decido di partire per una navigazione notturna in direzione di Itea dove ormeggio verso l’una di notte. Bella navigazione anche insidiosa per la presenza di numerosi isolotti non segnalati ma con un’attenta pianificazione tutto si è svolto senza problemi. L’indomani devo cambiare ormeggio perchè avevo occupato il posto dove le barche fanno rifornimento d’acqua, e visito la cittadina. Mi fermerò qualche giorno per andare a visitare le rovine di Delphi, per accompagnare all’aeroporto di Atene mio figlio che ritorna in Italia e per ricevere degli amici che proseguiranno il viaggio con me.

Leggi il diario di viaggio del ritorno

  1. #1 di Barche - 23 novembre 2009 alle 02:59

    bene blog … Johan studente nautiche dalla Norvegia

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