Archivio della categoria Subacquea

Briefing

E’ quel colloquio che avviene tra i subacquei sul luogo dell’immersione e ha un grande valore di prevenzione. Il briefing viene solitamente condotto dall’istruttore o dalla guida subacquea; in mancanza di quest’ultimi sara’ il subacqueo riconosciuto come il piu’ esperto a condurlo. Durante il “colloquio”, saranno analizzate le condizioni ambientali, la tipologia dell’immersione, i punti di entrata e di uscita e loro eventuali tecniche, verranno assemblate le coppie, sara’ fatto un breve ripasso dei segnali e delle procedure di emergenza. Nel briefing e’ compreso il controllo dell’attrezzatura e i sub dovranno stabilire e rispettare le profondita’ e i tempi pianificati

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Procedure di prevenzione

Il modo migliore per gestire le emergenze e’ quello di non farle mai accadere, ma gli imprevisti in quanto tali possono sempre verificarsi. Possiamo pero’ ridurli come numero e potenziale applicando semplici procedure. La prima e’ sicuramente quella di immergersi entro i propri limiti. Non e’ umiliante ne mortificante comprendere come certe immersioni non siano alla nostra portata. Successivamente si dovra’ accertare la presenza, entro un raggio geografico ridotto di un presidio medico, meglio se con camera iperbarica e stabilire come entrarvi eventualmente in contatto, chi dispone di un telefono cellulare e’ sicuramente avvantaggiato. Il subacqueo deve quindi valutare attentamente tutte le componenti che ruotano intorno alla propria immersione lasciando il minor spazio possibile al fattore “imprevisti” che molte volte e’ sinonimo di distrazione, superficialita’, eccessiva fiducia in se stessi e abilita’ tecnica non idonea per quel tipo di immersione.

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La manutenzione

Si puo’ riassumere il concetto di manutenzione in poche parole: tutto cio’ che tocca il mare deve essere accuratamente risciacquato in acqua dolce. Particolare attenzione deve essere rivolta agli erogatori. Un metodo efficacissimo per una buona manutenzione dei nostri “fornitori di aria” e’ quella di collegarli, o lasciarli collegati, alle nostre bombole e immergere tutto il sistema pressurizzato in acqua dolce dopo di che causare una erogazione continua dei secondi stadi premendone il pulsante di spurgo; cio’ permettera’ una effettiva espulsione degli eventuali residui di agenti marini. Nel jacket dovrebbe essere immessa acqua dolce anche all’interno del sacco, facendola uscire successivamente dalle varie vie di accesso (valvole di scarico rapido e corrugato). L’esposizione diretta ai raggi del sole e’ deleteria. L’acqua di mare evaporando permette la cristallizzazione dei sali determinando un precoce “invecchiamento” di tutte le parti in gomma e l’ossidazione delle parti in metallo meno protette. Anche gli strumenti digitali non devono essere esposti al sole specie se la parte esposta e’ il display.

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L’equipaggiamento

La scelta dell’attrezzatura subacquea e’ condizionata da vari fattori: le proprie conoscenze tecniche, i gusti personali, le fonti pubblicitarie, i consigli dei sub esperti, dei rivenditori e degli istruttori. Ci limiteremo ad indicare le caratteristiche fondamentali per quello che si ritiene un equipaggiamento dal livello medio-alto del subacqueo con a.r.a. (autorespiratore ad aria).

1) la maschera – quando possibile dovrebbe avere il cristallo unico per consentire una visione piu’ ampia e il cinturino sara’ a regolazione rapida. Alcune maschere sono dotate di valvolina di scarico. In questo caso la manovra di svuotamento dell’acqua, eventualmente presente nella maschera, e’ opposta al metodo tradizionale (si insuffla aria nella maschera con il viso rivolto verso il basso) e la manovra di compensazione delle orecchie e’ leggermente piu’ difficoltosa rispetto alle maschere tradizionali. La scelta della maschera e’ condizionata dalla “compatibilita’” dello stampo con i lineamenti del proprio volto, per cui si consiglia di fare una prova di tenuta a secco prima dell’acquisto.
2) l’aeratore – l’aeratore e’ molto spesso sottovalutato dal subacqueo e purtroppo molti non lo usano. L’aeratore e’ fondamentale prima dell’immersione per raggiungere il punto dove immergersi senza dover consumare inutilmente l’aria dalle bombole, cosi’ come prezioso e’ il suo utilizzo al termine dell’immersione quando nuotando in superficie il sub deve tornare a riva o raggiungere la barca. In quest’ultimo caso se il subacqueo, per vari motivi, avesse esaurito l’aria nelle bombole, si troverebbe in difficolta’. L’aeratore deve essere bloccato al cinturino della maschera e non passato sotto di esso; molti aeratori vengono persi in mare per questo motivo. Questa posizione e’ inoltre vantaggiosa per un veloce utilizzo. Nella scelta dell’aeratore si dovrebbe optare per un modello dalla lunghezza max. di 30 cm., mentre il diametro ottimale oscilla intorno ai 2 cm. Vi sono modelli con valvola di scarico non-ritorno che facilita l’espulsione dell’acqua presente.
3) la muta – esistono vari tipi di muta subacquea: umida, semi-stagna, stagna. Ci limitiamo a precisare che la muta deve essere aderente senza eccedere, alcune rare forme di patologia da decompressione cutanea sono state innescate dalla muta eccessivamente stretta. Una muta larga favorirebbe il ricircolo dell’acqua e quindi il sub soffrirebbe molto presto il freddo. Le mute con cerniera sono relativamente piu’ facili da indossare, ma sono leggermente meno protettive di quelle senza cerniera. Ogni muta umida comunque dovrebbe avere sia i polsi che le caviglie terminanti con neoprene liscio o a cellula spaccata per una migliore tenuta. Le mute stagne sono il top per le immersioni invernali o in acque gelide ma richiedono una maggiore zavorratura ed una maggiore abilita’ nel dosare l’immissione di aria all’interno delle stesse al fine di non avere problemi di assetto. Le mute stagne si possono dividere in 2 categorie: quelle in neoprene e quelle in “tessuto”. Le stagne in neoprene hanno il vantaggio di conferire al subacqueo una migliore idrodinamicita’ in quanto il neoprene fascia meglio la sagoma del sub che non il tessuto; su quest’ultimo infatti si creano numerose pieghe che ostacolano il naturale scorrimento dell’acqua. A vantaggio delle mute in tessuto gommato o similari vi e’ pero’ la richiesta di una minore zavorra. Occorre precisare che la muta stagna non deve essere usata anche con funzioni di equilibratore per vari motivi; nel caso di lacerazione della muta avverrano probabili perdite di aria; il grande stress che colpisce il sub quando deve sostare in superficie a causa delle grandi quantita’ di aria immesse; la diminuzione della coibenza termica e la maggiore abilita’ richiesta al sub per controllare le variazioni di gas che inevitabilmente avverranno al variare delle quote.
4) la cintura di zavorra – deve possedere la fibbia a sgancio rapido e i subacquei non dovrebbero adottare accorgimenti per bloccare il nastro di uscita. In caso di emergenza gestito da un compagno di immersione cio’ puo’ rappresentare un serio ostacolo. Anche i piombi devono essere posizionati in modo da bilanciare il peso della bombola cercando di collocarli piu’ verso l’addome che verso la schiena. Esistono cinture per zavorra con tasche apposite per l’alloggiamento dei pesi e per un piu’ comodo impiego. La quantita’ di zavorra da impiegare varia al variare dell’equipaggiamento impiegato. Esistono varie alchimie per stabilire la giusta “pesata”. Noi citiamo la prassi piu’ collaudata per raggiungere la propria zavorratura; il subacqueo con il gav completamente scarico e con le bombole con non piu’ di 30-40 bar dovra’ essere in assetto neutro a tre metri di profondita’.
5) pinne e calzari – le pinne, per i sub con a.r.a, piu’ comunemente usate non sono quelle lunghe da apneista ma quelle piu’ corte. Il pinneggiamento e le esigenze del sommozzatore si differenziano dall’apneista. Oltre a questo le pinne lunghe possono creare problemi quando il sommozzatore si trova ad operare in spazi ristretti con il risultato di un notevole sollevamento di sospensione e di intralcio. In commercio sono distribuite pinne con particolari aperture che hanno la funzione di diminuire i punti di spinta negativa individuati nella zona susseguente alla parte anteriore della calzata. Altri tipi di pinne hanno particolari canalizzazioni per favorire un miglior deflusso dell’acqua. I calzari migliori sono quelli del tipo a scarpetta che consentono un impiego piu’ ampio rispetto ai calzari tradizionali. Ovviamente il calzare a scarpetta condiziona la scelta delle pinne che saranno del tipo a cinghiolo con regolazione rapida. Il sub che opta per le pinne “chiuse” dovra’ porre attenzione alla scelta dello spessore del calzare in quanto non sono ammessi errori di misura. E’ opportuno al momento dell’acquisto provare a indossarle con il tipo di calzare abitualmente usato.
6) bombole – l’avvento dei computer subacquei e quindi delle immersioni multi-level ha favorito la diffusione dei monobombola. Nell’immersione ricreativa il classico monobombola da 15 litri caricato a 200 bar consente ogni tipologia di immersione. E’ buona consuetudine per il sub non attendere la data del collaudo per ispezionare le proprie bombole; molto spesso si rivela necessaria una pulizia dell’interno e attendere i 4 o i 2 anni previsti per legge potrebbe essere eccessivo. L’ispezione annuale e’ fortemente raccomandata. La rubinetteria si divide in mono e bi-attacco. La scelta dovrebbe cadere su quelle bi-attacco per motivi che spiegheremo nel paragrafo degli erogatori.
7) erogatori – debbono essere di ottima qualita’ e nel numero di 2. Le versioni “octopus”, cioe’ 1 primo stadio con 2 secondi stadi e’ senza dubbio una soluzione economicamente vantaggiosa e, anche se tale soluzione e’ accettata da moltissime didattiche, non e’ certamente la piu’ sicura. Questo giudizio nasce dalla considerazione (non cosi’ remota) della pur sempre possibile staratura in eccesso del primo stadio, che nel caso dell’octopus determina istantaneamente un’erogazione continua in tutti e 2 i secondi stadi. E’ quindi preferibile disporre di 2 erogatori completi possibilmente corredati da un attacco alla rubinetteria tipo Din che offre maggiori garanzie di tenuta. L’erogatore di riserva deve avere una frusta tipo “super-flow” lunga almeno 100 cm. per un piu’ facile impiego, e deve essere di rapida individuazione. Inoltre, il secondo erogatore normalmente impiegato in situazioni di tipo: esaurimento dell’aria del compagno d’immersione, erogazione continua dal primario (con grande perdita di aria se usato l’octopus), deve essere di eccellente qualita’ proprio perche’ usato quasi esclusivamente in situazioni critiche.
8) ll G.a.v. (giubbetto ad assetto variabile) – fa parte dell’attrezzatura obbligatoria del subacqueo moderno e piu’ specificatamente il tipo a jacket (giubbetto indossabile come una normale giacca). I modelli anulari fanno parte del passato e devono essere considerati obsoleti. Vi sono vari tipi di jacket in commercio, noi ne ricordiamo le caratteristiche basilari: dispositivo di insufflazione dell’aria all’interno del gav sia mediante frusta a bassa pressione che a bocca, valvola di scarico rapido sia sul corrugato che posizionata all’altezza di una spalla o sul basso retro del sacco, cinghiaggi regolabili, almeno una tasca e sistemi di aggancio delle fruste (consolle, manometro, secondo erogatore).
9) strumenti(profondimetro-timer-manometro-computer) – la tecnologia presente nella subacquea suggerisce come sistemi di misurazione della profondita’\tempo, strumenti digitali corredati da importanti indicazioni supplementari come, ad esempio, la velocita’ di risalita. Gli strumenti digitali sono inoltre assemblabili in un unica consolle che puo’ comprendere sia il manometro subacqueo che la bussola, per cui i polsi vengono cosi’ liberati da strumenti fonte di ingombro. Il manometro subacqueo e’ fondamentale ed ha sostituito l’imprecisa e a volte ingannevole riserva meccanica origine di spiacevoli equivoci. Gli anni ‘90 hanno visto la massiccia diffusione del computer subacqueo. Riteniamo che il computer subacqueo sia di grande utilita’ e un prezioso strumento di immersione se usato nel modo corretto. E’ consigliata la frequenza ad un corso di specializzazione al fine di evitare problemi causati dal maldestro ed incauto impiego. I computer subacquei sono suddivisi in categorie dipendentemente dalle loro caratteristiche e funzioni. Vi sono computer semplici calcolatori dei tempi di permanenza sul fondo, vi sono computer integrati tramite frusta di alta pressione con le bombole che forniscono dati sulla scorta di aria e sull’autonomia rimanente espressa in minuti, e vi sono computer integrati con le bombole via radio e dotati di interfaccia per il proprio personal computer che consente un ineguagliabile diario delle immersioni. L’eneqia di questi strumenti e’ data da batterie con una durata variabile. E’ buona norma controllare lo stato delle batterie prima delle immersioni e prima di partire per qualche viaggio, o quantomeno procurarsi delle batterie di riserva (se lo strumento ne consente la sostituzione da parte dell’utente). Ritroveremo il computer subacqueo nel paragrafo delle immersioni multi-level.
10) il coltello subacqueo – il coltello subacqueo ha un solo impiego ma di grande importanza: recidere cime o reti nei casi di aggrovigliamento. Il coltello non deve essere impiegato come utensile subacqueo in quanto si potrebbe rovinare l’affilatura della lama. Consigliamo un coltello con lama affilata e ingrassata di dimensioni modeste (lunghezza lama circa 10 cm.) per una piu’ facile collocazione sull’attrezzatura del sub (interno gamba, jacket, clips).
11) il pallone segna-sub – sarebbe piu’ corretto dire la bandiera segna-sub in quanto e’ la bandiera l’unico segnale legale che indica l’uomo immerso. La segnalazione e’ obbligatoria per legge (decreto 2 ottobre 1968 art. 130) ed e’ un validissimo metodo per la propria sicurezza. La bandiera deve essere di colore rosso con una striscia diagonale bianca. Al fine di non avere eccessivi intralci con la sagola che trascina il pallone segna-sub e’ consigliato utilizzare gli appositi mulinelli in commercio. Ricordiamo che il sub deve operare entro 50 metri dalla verticale della bandiera e se viene usata un’imbarcazione, la bandiera deve essere issata sul natante stesso.
12) tabelle di immersione – a prescindere da quale tipo di tabella venga utilizzata, il subacqueo deve conoscerne bene l’utilizzo anche in immersione. E’ opportuno assicurare la tabella in modo stabile al jacket per non perderla durante l’immersione. Esistono delle versioni con il retro bianco utilizzabile come lavagnetta.
13) accessori – con il termine di accessori non deve intendersi parte dell’attrezzatura subacquea superflua, ma bensi’ collaterale. Ci riferiamo alla borsa o allo zaino da sub, ai borselli proteggi-erogatori, alla torcia subacquea e altre componenti. Solitamente si assiste al riempimento della propria borsa con metodi impropri. La cintura di zavorra non dovrebbe essere messa nella borsa, cosi’ come gli strumenti dovrebbero trovare una collocazione protettiva. Usare la giacca della muta come “imballaggio”, sempre che non si disponga di appositi scomparti, puo’ essere un suggerimento. Quando il sub e’ in barca e deve procedere alla propria vestizione in spazi ristretti e’ opportuno aprire la borsa e avere l’attrezzatura in ordine di vestizione senza essere obbligati ad estrarne tutto il contenuto. La torcia subacquea ha un utilizzo praticamente costante sia d’estate che d’inverno, sia di giorno che ovviamente di notte. Solamente una fonte luminosa restituisce i colori alla vista del sub. Anche nelle torce subacquee si presenta il dilemma delle batterie: ricaricabili o monouso? Le ricaricabili sono da preferire (anche se hanno un costo iniziale maggiore), in quanto le monouso, se usate parzialmente, non indicano poi il loro stato di carica. Esistono vari tipi di torce subacquee che spesso sono simili a dei veri faretti. La differenza piu’ importante tra faretto e torcia e’ che quest’ultima possiede un’autonomia maggiore (anche 6 ore contro 30\40 minuti). Al fine di evitare spiacevoli sorprese e’ bene controllare che la torcia e\o l’illuminatore siano sempre spenti fuori dall’acqua.
14) kit salva-immersione – molti subacquei previdenti hanno a disposizione una “borsa del medico” per la propria attrezzatura: il kit salva-immersione. Innumerevoli immersioni non hanno potuto avere il loro normale svolgimento per lievi imprevisti, basti pensare al cinturino della maschera laceratosi all’ultimo momento, alle guarnizioni o-ring che cedono, agli strappi o tagli delle mute. Se questo avviene in vacanza, in barca, in luoghi dove non e’ reperibile immediatamente cio’ di cui abbiano bisogno, la nostra immersione termina prima di cominciare. E’ quindi opportuno assemblare un piccolo contenitore dove il subacqueo puo’ immettere gli strumenti base per piccoli interventi e gli accessori di ricambio.

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Protocollo Dan per il primo intervento sul campo in caso di malattia da decompressione

In caso di sospetto incidente da decompressione, la prima domanda da porsi e’: “la vittima ha respirato sott’acqua?”. Se la risposta e’ no, bastera’ eseguire le manovre di primo soccorso e rivolgersi al piu’ vicino pesidio sanitario. Se la risposta, invece, e’ si e sono presenti sintomi lievi (stanchezza, prurito), si dovra’ porre la vittima in posizione orizzontale e somministrare ossigeno al 100% in maschera oronasale e liquidi per via orale (1 litro d’acqua circa). Se i sintomi scompaiono dopo 30 minuti di trattamento con ossigeno, sara’ comunque necessario contattare un medico subacqueo, o il Dan, il piu’ presto possibile per un miglior inquadramento del caso. Se, invece, i sintomi non scompaiono completamente, o se sono presenti sintomi gravi fin dall’inizio, e’ necessario fare quanto segue:

1) eseguire rianimazione cardio-polmonare, se necessario.
2) mantenere pervia la via aerea e prevenire l’aspirazione di vomito.
3) somministrare ossigeno al 100%, o alla massima concentrazione possibile, attraverso, una maschera oro-nasale trasparente ed a perfetta tenuta. Non sospendere la somministrazione di ossigeno se non per riaprire la via aerea o se la vittima mostra segni di convulsioni.
4) mantenere la vittima in posizione orizzontale, sul fianco sinistro e con il capo reclino, se i sintomi sono comparsi entro 10 minuti dall’emersione dopo il completamento dei precedenti punti l-3.
5) se sopravvengono convulsioni, non trattenere a forza il subacqueo ma proteggerlo da eventuali traumi. In caso di vomito mantenere aperte le vie aeree e liberare la cavita’ orale evitando l’aspirazione di vomito. Non inserire cannule o altro in bocca e, a convulsioni finite, riprendere la somministrazione di ossigeno.
6) proteggere la vittima da eccessi di caldo o freddo, dall’umidita’ e da fumi nocivi.
7) solo se la vittima e’ cosciente e in grado di bere autonomamente, somministrare acqua (1 litro circa) per bocca.
8) trasportare il subacqueo presso il piu’ vicino presidio sanitario per una piu’ accurata valutazione del caso e per l’eventuale stabilizzazione delle condizioni del paziente prima del trasporto al centro iperbarico.
9) chiamare il dan e richiedere consulenza specialistica ed assistenza per l’identificazione del piu’ idoneo centro iperbarico e per l’organizzazione del trasporto di emergenza.
Il Dan Europe ha sede in Italia e riteniamo doveroso comunicarne l’indirizzo: Dan Europe, via Basilicata 12, 64026 Roseto (Te) tel. 085/893.0.333

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